Terrorismo islamico e cellule dormienti in questo Jungletown Jihad che miscela temi ricorrenti di Ellroy: perversioni sessuali e violenza li avevamo, infatti, già incontrati nei suoi romanzi. Spesso situazioni sgradevoli, talvolta al limite del buon gusto. Ma qui il cocktail è surreale: e c’è troppo di tutto. Guerra Santa, sindromi ossessivo-compulsive, devianze sessuali, snuff mouvie, attentati alla Notte degli Oscar… in 127 pagine di romanzo. Una motivazione può essere trovata nella scrittura scelta da Ellroy per questo lavoro: sincopata, si presenta come un verbale di polizia più che narrazione. Poi, già a partire dal titolo, giochi di parole, ricorrenti in ogni pagina, che rendono difficile questo romanzo: probabilmente eccezionale se letto in inglese-americano, per un lettore italiano è in parte intraducibile e perde la sua potenza.
In diverse interviste a James Ellroy, egli dichiara di non interessarsi affatto di politica. Ma l’11 settembre e il crollo delle Twin Towers lo hanno segnato profondamente: il mondo grottesco che descrive, la parodia di una Los Angeles vissuta di corsa da personaggi che lo stesso autore definisce “comici” danno la chiara impressione di assistere a un'opera di denuncia. Che poi l’autore dichiari, addirittura, di scrivere solo gialli e di non fare letteratura… sembra di risentire John Ford quando, a sua volta, dichiarava: «Mi chiamo John Ford. Faccio western».
Veronica