Qual è lo spazio dei ricordi? Non ci si sofferma volontariamente, la vita è fatta per procedere inesorabile e non si arresta per approfondire i piccoli e "insignificanti" dettagli di ciò che fu. Eppure basta poco, un odore, un sapore, un brano musicale rimaneggiato… e la porta dietro alla quale abbiamo rinchiuso tutto il nostro passato si spalanca in modo improvviso e ne veniamo travolti. Forse non esistono vere e proprie dimenticanze, solo diversi ed esclusivi momenti - che non possiamo scegliere - deputati al ricordare. Oppure è il caso della malattia, quando sedimenti di un passato irrisolto avvelenano i giorni che devono ancora venire.
Norwegian wood è un percorso a ritroso tra queste dimenticanze e malattie, pervaso da vita e freschezza quanto, nello stesso tempo, dalla morte. «Nel momento stesso in cui viviamo, cresciamo in noi la morte», come due facce della stessa medaglia, due ma inscindibili. È un romanzo bello e triste che riesce a conciliare in ogni pagina tutto l’inconciliabile: non solo la vita e la morte, ma anche l’amicizia e la solitudine, lo studio e il rifiuto, la malinconia e la selvaggia bellezza del domani.
Veronica