«Anche i libri poveri, i libri facili, quelli che si scrivono solo per essere venduti collaborano a questo incanto: anche quelli mi indicano qualcosa, una strada, un pensiero nuovo, un lembo di eternità improvviso». Una riflessione della protagonista di Questo amore che si può adattare allo stesso romanzo e che ci pone una domanda: un qualsiasi testo mediatico è una necessità dell’autore o una necessità del mercato in cui opera? È scritto per compiacersi o compiacere?
Insomma, in Questo amore cosa non convince? Il pretesto per la storia è gustoso, l’orchestrazione dei flashback funziona e riesce a tenere viva l’attenzione fino al colpo di scena finale (così improbabile, però, da non riuscire a far digerire il fiume di retorica che ci si deve ingollare fin lì), ma non c’è nessuna illusione, nessun incanto: la mozione degli affetti non basta per calarci in un mondo possibile, verosimile. E i versi di grandi poeti del ‘900 di cui il romanzo è infarcito si riducono a mero slogan per mascherare una tragica deficienza di contenuti. Anziché cercare nel testo questi frammenti (come ci consigliano di fare nel risvolto di copertina), inauguriamo un nuovo gioco: “caccia allo stereotipo”! Dalla Penelope fedele per vent’anni al suo sposo al dialogo difficile fra generazioni, dalle stelline luminose appese al soffitto (e metafore di una vita) al digiuno in materia di calcio da parte delle donne... Buon divertimento!
Veronica