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   Strategikon

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Autore: Maurizio Imperatore

Casa editrice: Il Cerchio

Anno: 2006

Pagine: 176

 
 
     
     
 
   Manuale di arte militare dell'Impero Romano d'Oriente

L’imperatore bizantino Maurizio (sul trono dal 582 al 602), saggio riformatore degli ordinamenti amministrativo-militari dello Stato, passò quasi tutto il suo regno a combattere in Oriente contro i Persiani e poi sul Danubio gli Avari e gli Slavi, tutti nemici mortali dei Romani d’Oriente. Era un buon generale, ottenne discreti successi, ma forse si mostrò troppo rigido nella disciplina, oltretutto per carenza di fondi dovette ridurre le paghe dei soldati che finirono per ribellarsi detronizzandolo: l’usurpatore Foca lo fece uccidere.

Maurizio è ricordato anche come autore dello Strategikon, un pregevole manuale di strategia, tattica, tecniche di addestramento, organizzazione, usi e costumi militari riferiti appunto alla fase di passaggio fra il Tardo Antico ed il Medioevo vero e proprio. Il testo, destinato agli ufficiali superiori dell’Impero, aveva una finalità pratica, di qui il linguaggio semplice, lontano dal gusto erudito e letterario di certa trattatistica militare (o pseudo tale).L’eredità romana è ben presente nell’opera di Maurizio, come sottolinea Giuseppe Cascarino nella prefazione ad una recente edizione italiana, ma accanto agli elementi che vengono da questa tradizione (ad es. il silenzio nei ranghi prima della battaglia, il valore sacro delle insegne, la costruzione dei campi fortificati, etc.) si riconoscono nell’opera la personale esperienza di comandante di Maurizio e gli effetti delle profonde trasformazioni in atto in quel periodo. Era via via cresciuto il ruolo della cavalleria, grazie anche all’uso della staffa, in particolare quello degli arcieri a cavallo, il cui tiro doveva essere veloce, preciso e penetrante. I Romani d’Oriente avevano saputo adeguarsi, variando armamento e addestramento, a queste novità, importate dai popoli delle steppe, pur non trascurando del tutto la fanteria, già regina delle battaglie. Non a caso l’addestramento delle truppe montate era una delle preoccupazioni principali di Maurizio. Quanto all’esercito bizantino in generale, in quegli anni vedeva modificarsi la propria struttura, partendo da unità di base, i tagmata, di due o trecento uomini, guidate da tribuni o conti e riunite in formazioni sempre più grandi, fino a comporre lo stratos, l’esercito intero. Uomo saggio e prudente, Maurizio non amava le battaglie campali, troppo pericolose, preferiva logorare il nemico, interrompergli i rifornimenti, farlo cadere in imboscate, prima di assestare il colpo finale. E grazie al suo personale vissuto conosceva bene usi e costumi, tecniche e caratteri, pregi e difetti dei vari possibili avversari. Così suggerisce all’ufficiale/lettore come comportarsi contro i Persiani o gli Sciiti, o i “popoli biondi”, ovviamente con tecniche diverse.

Enzo De Canio

 
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